Fermate il mondo, voglio scendere!

Ho
un appuntamento, sono in ritardo! Devo rispondere alle email! Ci sono i
piatti da lavare! Bisogna ricordarsi di pagare le bollette! Stai in
linea un secondo, mi sta suonando il cellulare! Oddio, il frigorifero è
vuoto, non ho fatto la spesa…
S.O.S.! Vi capita di correre tutto il giorno e trovarvi con l’acqua alla gola?
Non c’è da stupirsi se a volte ci scordiamo le cose e ci sentiamo confusi e intontiti.
Come sgomberare la mente? Come tirare la testa fuori dall’acqua?
Sonia
apre la sua agenda per fissare un incontro di lavoro. Il libretto
pullula di appuntamenti. Distratta, incomincia ad irritarsi per le
migliaia di cosa che dovrebbe fare con urgenza, quindi chiude l’agenda
senza fissare l’appuntamento.
Paola è in cucina, però non sa il
perché è lì. Il tavolo è zeppo di posta, il frigo è ricoperto di
foglietti con dei promemoria. Mentre chiude gli occhi e cerca di
focalizzarsi, il telefono di casa ed il cellulare si mettono a
squillare contemporaneamente. Invece di rispondere, si mette le mani
sulle orecchie e inizia ad urlare.
Due ore fa sono andata online
per verificare alcuni argomenti da inserire in questo articolo. Mi sono
persa in un fiume di 150 e-mail, di nuove storie e di un video-clip
intitolato “Tato, il cane carlino eccitato”, che per poco non ho
inoltrato a chiunque conosco. Adesso non riesco nemmeno a ricordarmi
gli argomenti che stavo cercando.
Sonia, Paola ed io non siamo matte o con problemi cerebrali; siamo soltanto sopraffatte dagli input. Forse anche voi lo siete.
“Sopraffatto”
è un concetto in continua ascesa, poiché le richieste di maggiore
attenzione umana aumentano in maniera esponenziale. Il cervello umano
non è stato progettato per gestire l’ambiente in cui abitiamo.
Per
la maggior parte della storia mondiale, la vita umana – intesa sia come
cultura che come biologia– è stata formata dalla carenza. Cibo,
vestiario, riparo, utensili e tutto il resto doveva venire coltivato o
fabbricato, con un grande costo e dispendio di tempo ed energia. La
conoscenza era potere, ed era difficile ottenerla; per secoli i libri
venivano copiati dagli amanuensi ed erano rari e preziosi. Persino le
persone scarseggiavano: amici e parenti morivano in giovane età (nel
1900 l’aspettativa di vita era approssimativamente di 49 anni).
Questo
tipo di scarsità regna ancora nelle zone più povere del globo. Ma nel
mondo del progresso, centinaia di milioni di noi fronteggiano il
problema contrario, quello dell’indigestione. E tuttavia i nostri
cervelli, i nostri istinti ed i nostri comportamenti socializzanti
viaggiano ancora con la marcia ingranata in un contesto di mancanza.
Qual è il risultato? Siamo sopraffatti – in una maniera che non ha
precedenti.
E così le nostre intenzioni si offuscano. Ci
dimentichiamo di quello che stiamo facendo. Si tratta di demenza?
Pigrizia? Niente di tutto ciò. Si tratta di un sintomo della
saturazione, chiamato cecità dell’attenzione. L’avete sperimentato
anche voi?

L’Imbuto dell’Attenzione
Gli
animali per poter sopravvivere nella natura – cioè per i predatori
poter isolare la preda e per la preda poter evitare i predatori– devono
focalizzarsi sui loro obiettivi eliminando ogni informazione estranea.
Il loro cervello sviluppa quindi in maniera automatica la funzione di
“ricerca immagini”, in modo da concentrarsi sulle informazioni cruciali
per la sopravvivenza, ignorando tutto il resto.
Possiamo usare
anche noi questa funzione di “ricerca immagini”. Per esempio, quando
dobbiamo incontrare un amico in un centro commerciale, passiamo in
rassegna la folla di persone per cercare il nostro amico, senza aver
bisogno scrutare ogni volto ma filtrando velocemente chi è troppo alto,
chi è troppo basso, etc. In questo modo creiamo un’ “attenzione a collo
di bottiglia”, una stretta apertura che permette che solo le
informazioni cruciali entrino nell’attenzione conscia.
I nostri
cervelli si sono evoluti per prestare attenzione ai colori
insolitamente forti, al cibo, al sesso, ai bambini, al pericolo fisico
e ad altre informazioni salienti per la sopravvivenza. Non a caso i
pubblicitari ci bombardano con immagini del genere, rendendole ancora
più squillanti, a volume maggiore, cruente, attrezzate per eliminare
dalla gara tutte le altre richieste di attenzione. E così il nostro
cervello finisce per attribuire la stessa importanza a diverse cose
nello stesso momento.
E la nostra strettoia dell’attenzione
inizia ad improvvisare. E’ come stipare sabbia in un canale di scolo
intasato: il nostro cervello sta provando duramente a focalizzarsi su
troppa roba. Come una persona che guida mentre parla al cellulare e
prende appunti, farà fatica a vedere un ostacolo proprio di fronte ai
suoi occhi, così quando siamo sotto pressione, diventiamo ciechi a
tutto. Ed ecco quella sensazione nebulosa e paralizzante che spesso
sperimentiamo durante la giornata.
Cosa fare?
PRIMO STEP: Libera il tuo Cervello Intasato
Per
incominciare, libera l’imbuto della tua attenzione chiudendo gli occhi,
respirando lentamente e profondamente. Concentrati soltanto sulle
sensazioni, sul suono, sul sapore e sull’odore dell’aria che entra ed
esce dai tuoi polmoni.
SECONDO STEP: Scegli l’immagine di ricerca
Identifica
una categoria di oggetti arbitraria come immagine di ricerca – per
esempio “cose di colore blu”. Ripeti la parola blu mentre apri gli
occhi. Osserva che gli oggetti blu iniziano ad apparire e che gli altri
oggetti diventano sfocati. Questo è normale.
TERZO STEP: Cambia le immagini
Chiudi
gli occhi di nuovo, respira come prima fino a quando ti senti rilassata
e scegli di nuovo una categoria diversa, per esempio “cose di forma
rotonda” (o donne alte, auto di colore verde, o qualsiasi altra cosa).
QUARTO STEP: Rilassati per focalizzare
Potresti
scoprire che non riesci a visualizzare le tue immagini di ricerca
selezionate, che puoi venire distratto dai rumori, dai colori, dalle
attività. Questo succede perché non sei abituato a focalizzare la tua
attenzione. Invece di concentrarti più intensamente, prova a farlo più
delicatamente. Rilassa i tuoi sensi; ripetiti mentalmente la tua frase
di ricerca (“blu” “oggetti rotondi” “donne alte” “auto verdi”).
Scoprirai che gradualmente i tuoi occhi localizzeranno da soli
l’immagine.
QUINTO STEP: Porta il focus verso un’attività che ti è familiare
Una
volta diretta la tua attenzione, fai pratica con questo esercizio
durante un’attività ordinaria, come guidare o fare jogging. Mentre
procedi, ripeti la frase di ricerca-immagine. Ad esempio: “qualsiasi
cosa che si muova”.
SESTO STEP: Fronteggia l’ostacolo pesante
Finalmente,
porta la tua capacità di focalizzazione verso una situazione da cui di
solito vieni sopraffatto e definisci un obiettivo in quell’area.
Ad esempio per Paola si tratta della sua casa disordinata; per Sonia, la sua agenda.
Occorre stabilire il focus della attenzione prima di entrare nella zona di pericolo.
Per Paola, un focus utile potrebbe essere: “entrerò in casa,
localizzerò tre libri che non ho toccato per anni e li regalerò”. Come
piano di attacco alla sua agenda, Sonia potrebbe adottare la missione
di: “cancellerò un impegno che non sia assolutamente necessario”
È
di importanza cruciale continuare a ripetere il tuo obiettivo per tutta
la durata dell’azione. Non permettere che l’imbuto della tua attenzione
si allarghi al punto di includere altri fattori. Questo è il motivo per
cui ogni obiettivo deve essere piccolo – per darti il minore lasso di
tempo in cui tu possa venire distratto.
Realizzando una serie di
obiettivi su cose come il disordine o gli obblighi, estirpando tutto
quello di cui non hai assolutamente bisogno, ed adoperando solo
un’immagine di ricerca per ogni obiettivo, incomincerai a percepire un
senso nuovo di libertà e gestione della tua vita.
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Articolo liberamente tratto da Oprah, tradotto da Susanna Eduini e adattato da Lucia Giovannini e Nicola Riva.