Newsletter n. 11/2008
Fermate il mondo, voglio scendere!

Ho un appuntamento, sono in ritardo! Devo rispondere alle email! Ci sono i piatti da lavare! Bisogna ricordarsi di pagare le bollette! Stai in linea un secondo, mi sta suonando il cellulare! Oddio, il frigorifero è vuoto, non ho fatto la spesa…
S.O.S.! Vi capita di correre tutto il giorno e trovarvi con l’acqua alla gola?
Non c’è da stupirsi se a volte ci scordiamo le cose e ci sentiamo confusi e intontiti.
Come sgomberare la mente? Come tirare la testa fuori dall’acqua?

Sonia apre la sua agenda per fissare un incontro di lavoro. Il libretto pullula di appuntamenti. Distratta, incomincia ad irritarsi per le migliaia di cosa che dovrebbe fare con urgenza, quindi chiude l’agenda senza fissare l’appuntamento.
Paola è in cucina, però non sa il perché è lì. Il tavolo è zeppo di posta, il frigo è ricoperto di foglietti con dei promemoria. Mentre chiude gli occhi e cerca di focalizzarsi, il telefono di casa ed il cellulare si mettono a squillare contemporaneamente. Invece di rispondere, si mette le mani sulle orecchie e inizia ad urlare.

Due ore fa sono andata online per verificare alcuni argomenti da inserire in questo articolo. Mi sono persa in un fiume di 150 e-mail, di nuove storie e di un video-clip intitolato “Tato, il cane carlino eccitato”, che per poco non ho inoltrato a chiunque conosco. Adesso non riesco nemmeno a ricordarmi gli argomenti che stavo cercando.

Sonia, Paola ed io non siamo matte o con problemi cerebrali; siamo soltanto sopraffatte dagli input. Forse anche voi lo siete.

“Sopraffatto” è un concetto in continua ascesa, poiché le richieste di maggiore attenzione umana aumentano in maniera esponenziale. Il cervello umano non è stato progettato per gestire l’ambiente in cui abitiamo.
Per la maggior parte della storia mondiale, la vita umana – intesa sia come cultura che come biologia– è stata formata dalla carenza. Cibo, vestiario, riparo, utensili e tutto il resto doveva venire coltivato o fabbricato, con un grande costo e dispendio di tempo ed energia. La conoscenza era potere, ed era difficile ottenerla; per secoli i libri venivano copiati dagli amanuensi ed erano rari e preziosi. Persino le persone scarseggiavano: amici e parenti morivano in giovane età (nel 1900 l’aspettativa di vita era approssimativamente di 49 anni).
Questo tipo di scarsità regna ancora nelle zone più povere del globo. Ma nel mondo del progresso, centinaia di milioni di noi fronteggiano il problema contrario, quello dell’indigestione. E tuttavia i nostri cervelli, i nostri istinti ed i nostri comportamenti socializzanti viaggiano ancora con la marcia ingranata in un contesto di mancanza. Qual è il risultato? Siamo sopraffatti – in una maniera che non ha precedenti.
E così le nostre intenzioni si offuscano. Ci dimentichiamo di quello che stiamo facendo. Si tratta di demenza? Pigrizia? Niente di tutto ciò. Si tratta di un sintomo della saturazione, chiamato cecità dell’attenzione. L’avete sperimentato anche voi?

 

L’Imbuto dell’Attenzione
Gli animali per poter sopravvivere nella natura – cioè per i predatori poter isolare la preda e per la preda poter evitare i predatori– devono focalizzarsi sui loro obiettivi eliminando ogni informazione estranea. Il loro cervello sviluppa quindi in maniera automatica la funzione di “ricerca immagini”, in modo da concentrarsi sulle informazioni cruciali per la sopravvivenza, ignorando tutto il resto.

Possiamo usare anche noi questa funzione di “ricerca immagini”. Per esempio, quando dobbiamo incontrare un amico in un centro commerciale, passiamo in rassegna la folla di persone per cercare il nostro amico, senza aver bisogno scrutare ogni volto ma filtrando velocemente chi è troppo alto, chi è troppo basso, etc. In questo modo creiamo un’ “attenzione a collo di bottiglia”, una stretta apertura che permette che solo le informazioni cruciali entrino nell’attenzione conscia.

I nostri cervelli si sono evoluti per prestare attenzione ai colori insolitamente forti, al cibo, al sesso, ai bambini, al pericolo fisico e ad altre informazioni salienti per la sopravvivenza. Non a caso i pubblicitari ci bombardano con immagini del genere, rendendole ancora più squillanti, a volume maggiore, cruente, attrezzate per eliminare dalla gara tutte le altre richieste di attenzione. E così il nostro cervello finisce per attribuire la stessa importanza a diverse cose nello stesso momento.

E la nostra strettoia dell’attenzione inizia ad improvvisare. E’ come stipare sabbia in un canale di scolo intasato: il nostro cervello sta provando duramente a focalizzarsi su troppa roba. Come una persona che guida mentre parla al cellulare e prende appunti, farà fatica a vedere un ostacolo proprio di fronte ai suoi occhi, così quando siamo sotto pressione, diventiamo ciechi a tutto. Ed ecco quella sensazione nebulosa e paralizzante che spesso sperimentiamo durante la giornata.

Cosa fare?

PRIMO STEP: Libera il tuo Cervello Intasato
Per incominciare, libera l’imbuto della tua attenzione chiudendo gli occhi, respirando lentamente e profondamente. Concentrati soltanto sulle sensazioni, sul suono, sul sapore e sull’odore dell’aria che entra ed esce dai tuoi polmoni.

SECONDO STEP: Scegli l’immagine di ricerca
Identifica una categoria di oggetti arbitraria come immagine di ricerca – per esempio “cose di colore blu”. Ripeti la parola blu mentre apri gli occhi. Osserva che gli oggetti blu iniziano ad apparire e che gli altri oggetti diventano sfocati. Questo è normale.

TERZO STEP: Cambia le immagini
Chiudi gli occhi di nuovo, respira come prima fino a quando ti senti rilassata e scegli di nuovo una categoria diversa, per esempio “cose di forma rotonda” (o donne alte, auto di colore verde, o qualsiasi altra cosa).

QUARTO STEP: Rilassati per focalizzare
Potresti scoprire che non riesci a visualizzare le tue immagini di ricerca selezionate, che puoi venire distratto dai rumori, dai colori, dalle attività. Questo succede perché non sei abituato a focalizzare la tua attenzione. Invece di concentrarti più intensamente, prova a farlo più delicatamente. Rilassa i tuoi sensi; ripetiti mentalmente la tua frase di ricerca (“blu” “oggetti rotondi” “donne alte” “auto verdi”). Scoprirai che gradualmente i tuoi occhi localizzeranno da soli l’immagine.

QUINTO STEP: Porta il focus verso un’attività che ti è familiare
Una volta diretta la tua attenzione, fai pratica con questo esercizio durante un’attività ordinaria, come guidare o fare jogging. Mentre procedi, ripeti la frase di ricerca-immagine. Ad esempio: “qualsiasi cosa che si muova”.

SESTO STEP: Fronteggia l’ostacolo pesante
Finalmente, porta la tua capacità di focalizzazione verso una situazione da cui di solito vieni sopraffatto e definisci un obiettivo in quell’area.
Ad esempio per Paola si tratta della sua casa disordinata; per Sonia, la sua agenda.
Occorre stabilire il focus della attenzione prima di entrare nella zona di pericolo.
Per Paola, un focus utile potrebbe essere: “entrerò in casa, localizzerò tre libri che non ho toccato per anni e li regalerò”. Come piano di attacco alla sua agenda, Sonia potrebbe adottare la missione di: “cancellerò un impegno che non sia assolutamente necessario”
È di importanza cruciale continuare a ripetere il tuo obiettivo per tutta la durata dell’azione. Non permettere che l’imbuto della tua attenzione si allarghi al punto di includere altri fattori. Questo è il motivo per cui ogni obiettivo deve essere piccolo – per darti il minore lasso di tempo in cui tu possa venire distratto.
Realizzando una serie di obiettivi su cose come il disordine o gli obblighi, estirpando tutto quello di cui non hai assolutamente bisogno, ed adoperando solo un’immagine di ricerca per ogni obiettivo, incomincerai a percepire un senso nuovo di libertà e gestione della tua vita.

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Articolo liberamente tratto da Oprah, tradotto da Susanna Eduini e adattato da Lucia Giovannini e Nicola Riva.


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