Il potere del credere
"Ho
smesso di credere a Babbo Natale quando avevo sei anni. Mia madre mi
portò a vederlo in un centro commerciale e lui mi domandò un
autografo." - Shirley Temple
Sono
ormai circa 12 anni che teniamo corsi e abbiamo visto migliaia di
persone restare strabiliate di quello di cui sono capaci quando
cambiano le loro credenze. Questa sorpresa viene dalla realizzazione
che le nostre credenze si percepiscono come reali ma non sono reali.
Una volta che crediamo qualcosa, questa diventa parte della nostra
neurologia e influisce sul funzionamento dei nostri occhi, delle nostre
orecchie e dei nostri muscoli, influenza le nostre percezioni e quindi
il modo in cui rispondiamo al mondo.
Le credenze determinano i limiti delle nostre azioni, un fenomeno conosciuto come profezia auto-avverante.
Il
6 maggio 1954 l’Inglese Roger Bannister fu il primo uomo a correre il
miglio in meno di 4 minuti. Il cronometraggio per la gara del miglio
era iniziato nel 1850 e da quel momento la “convinzione” che un miglio
in meno di 4 minuti fosse impossibile era diventata dominante. Gli
atleti svedesi avevano detenuto il record per più di dieci anni
arrivando a 4:01.3 nel 1945.
Con
meno allenamento di quanto si credesse necessario, Bannister entrò
nelle pagine della storia. Ma con la “barriera della credenza” superata
ci vollero solo 45 giorni per l’Australiano John Landy, per frantumare
il record con 3:57.9 il 21 giugno 1954!
Come si formano le credenze?
Dapprima
riceviamo informazioni/dati dal mondo attraverso i nostri cinque sensi,
successivamente rappresentiamo una parte selezionata di questi dati
come “mappe” mentali o “film”. Quello che è interessante qui è che
questi dati vengono selezionati in accordo alle nostre credenze
esistenti.
La
nostra mente poi converte il film mentale in parole. Le parole sono
simboli che corrispondono a una cosa ma non sono la cosa. Secondo
Korzybski, gli esseri umani sono una classe semantica di vita e diamo
significato a tutto quanto ci accade.
Non
soddisfatti di dare significato, facciamo considerazioni basate sui
significati che abbiamo costruito e le nostre credenze vengono formate
sulla base di tutto ciò.
Siccome,
secondo Piaget, noi siamo infinitamente riflessivi, ovvero continuiamo
a pensare sui nostri pensieri, usiamo questi significati per filtrare i
dati in entrata creando delle profezie auto-avveranti.
Per
esempio, cosa succede se una persona “crede” che non sia OK dire la
propria opinione o “crede” che il feedback sia una critica?
Oppure crede che tutti ce l’abbiano con lei? O ancora di non essere all’altezza?
Che comportamenti indurranno, che risultati porteranno questi sistemi di credenze?
Come aiutare qualcuno ha costruito una credenza senza risorse?
Dapprima creare empatia, dicendo qualcosa come “Oh, ora capisco quello che hai fatto, perché credevi X.”
Poi
offrire un significato o una credenza alternativa per es. “feedback non
significa critica, significa opportunità per migliorarti. Cosa
cambierebbe se credessi questo?”
Questo processo è conosciuto come
“reframing” ovvero “rincorniciamento” perché significati e credenze
“incorniciano” la nostra esperienza.
Creare una nuova cornice crea un nuovo punto di vista e quindi una nuova esperienza.
Ecco alcuni “reframes” utili per il vostro benessere e sviluppo psicologico.
• "Il fallimento non è male, ci insegna un modo migliore per fare le cose."
• "Conoscere
sè stessi e apprendere cose nuove non faticoso. E’ facile e piacevole,
se confrontato con il non apprendere, il non conoscersi. Quello sì che
è doloroso.”
• "Investire in corsi su sè stessi non è inutile. Serve ad apprendere. L’ignoranza è costosa."
• "Non esprimersi non è astuto se poi gli altri ritengono che non si sappia niente."
• "Fare domande non è da ficcanasi, indica che si sta realmente ascoltando e che si desidera comprendere."
Articolo liberamente tratto da A. Bryant, tradotto da N. Brugnoni, adattato da L. Giovannini e N. Riva.